Rapporto Censis: i social media costruiscono l’immaginario collettivo

Su internet il 75,2% degli italiani, l’1,5% in piu’ rispetto all’anno scorso (e il 29,9% in piu’ rispetto al 2007).

Il 14° Rapporto Censis sulla Comunicazione, analizza come oggi il modo di comunicare, e di rapportarsi con gli strumenti di comunicazione e informazione, degli italiani stia cambiando nell’era del web e dei social media.

Da un punto di vista dei consumi mediatici la tv (in tutte le sue piattaforme) resta al primo posto (per il 95,5% degli italiani), anche se cede terreno, la radio tradizionale perde punti (59,1%), il telefono cellulare (86,9%) si avvicina ai valori della tv, mentre lo smartphone (69,6%) è il vero protagonista, avendo più che quadruplicato la sua quota in otto anni.

WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea, è la piattaforma social più utilizzata (65,7%). Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%) sono le piattaforme più popolari. Twitter non sfonda (13,6%), ma Instagram sì, tanto da raddoppiare gli utenti (dal 9,8% del 2015 al 21% di oggi).

Mentre tra il 2006 e il 2016 il valore dei consumi complessivi degli italiani ha subito una significativa flessione (-3,9% in termini reali), la spesa delle famiglie per gli smartphone ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom: +190% nel periodo 2007-2016, per un valore di poco meno di 6 miliardi di euro nell’ultimo anno. Anche gli acquisti di computer hanno registrato un rialzo (+45,8% nel periodo) mentre la spesa per libri e giornali ha subito un crollo verticale (-37,4%). Complessivamente, nel 2016 la spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati ha superato i 22,8 miliardi di euro.

Passando al fronte televisivo, la tv tradizionale (digitale terrestre) cede qualche telespettatore, confermando però un seguito elevatissimo (il 92,2% di utenza complessiva, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2016). La tv satellitare raggiunge quasi la metà degli italiani (il 43,5% nel 2017). Cresce la tv via internet: web tv e smart tv raggiungono il 26,8% di utenza (+2,4% in un anno). Ed è decollata la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori, passati dall’11,2% al 22,1%.

La radio tradizionale perde 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1% ma la flessione, stando a quanto evidenziato dai dati, è compensata dall’ascolto via internet attraverso il pc (utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). L’autoradio rimane lo strumento preferito dagli italiani per ascoltare le trasmissioni che vanno in onda in diretta (utenza al 70,2%). Complessivamente, la radio si conferma ancora ai vertici delle preferenze degli italiani, con una utenza complessiva dell’82,6% considerando tutti i vettori dei programmi.

La grande novità dell’ultimo anno è rappresentata dalle piattaforme online che diffondono servizi digitali video e audio, come ad esempio Netflix o Spotify. Oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio. Il dato è più elevato tra le persone più istruite, diplomate e laureate (rispettivamente, il 14,1% e il 13,3%). E praticamente raddoppia tra i più giovani: il 20,6% degli under 30 si connette ai servizi video e il 22,6% a quelli audio.

Oggi solo il 35,8% degli italiani legge i giornali. E negli ultimi dieci anni, mentre i quotidiani a stampa hanno perso il 25,6% di utenza, i quotidiani online ne hanno acquisito solo il 4,1% (oggi l’utenza complessiva e’ al 25,2%).

Al contrario nel campo dei periodici, si è registrata nell’ultimo anno una ripresa sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%).

Le distanze tra i consumi mediatici giovanili e quelli degli anziani continuano ad essere rilevantissime. Infatti, la quota di utenti della rete arriva al 90,5% tra i 14-29enni, mentre è ferma al 38,3% tra i 65-80enni.

Il 75,9% dei giovani usa YouTube, come fa solo il 16,5% degli ultrasessantacinquenni; quasi la metà dei giovani (il 47,7%) consulta i siti web di informazione, contro appena il 17,6% degli anziani; il 40,9% dei primi guarda la web tv, contro appena il 7,4% dei secondi.

 

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